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Checklist · Checklist pubblicazione

Checklist prima di pubblicare documenti online

Team Anonimatum

In breve

Prima di pubblicare una determina, un verbale, una relazione o un dataset, verificate quali dati personali vanno oscurati secondo il d.lgs. 33/2013 e le linee guida del Garante, cosa può restare e cosa si nasconde in firme, codici, metadati e nomi di file.

Pubblicare è il modo più irreversibile di comunicare dati: un PDF caricato online può essere indicizzato, scaricato e riutilizzato nel giro di poche ore. Per questo il controllo prima della pubblicazione deve essere più rigoroso di quello per un invio a un solo destinatario.

Questa checklist vale per determine, delibere, verbali, contratti, relazioni, sentenze e open data. Distingue ciò che va sempre oscurato, ciò che può restare (ad esempio il nome del dirigente che firma nell’esercizio delle funzioni) e i dettagli tecnici che spesso rivelano proprio ciò che il testo doveva nascondere.

Il quadro in Italia: trasparenza e protezione dei dati

Il d.lgs. 33/2013 disciplina gli obblighi di pubblicazione delle pubbliche amministrazioni e l’accesso civico. Quando una norma impone di pubblicare atti o documenti, l’amministrazione deve rendere non intelligibili i dati personali non pertinenti o, se si tratta di categorie particolari o dati giudiziari, non indispensabili rispetto alla finalità di trasparenza.

Le linee guida del Garante del 15 maggio 2014 (provvedimento n. 243) traducono questi principi in indicazioni concrete: vietata la diffusione di dati che rivelano lo stato di salute, cautela sui dati che rivelano situazioni di disagio economico o sociale, iniziali non sufficienti quando il contesto rende la persona riconoscibile, limiti alla durata della pubblicazione e all’indicizzazione. Il filo conduttore è la minimizzazione dei dati.

Cosa oscurare prima di pubblicare

Dati da rendere non intelligibili

  • Nomi, codici fiscali, indirizzi di residenza, telefoni ed email di privati (istanti, ricorrenti, segnalanti, testimoni, minori).
  • Qualsiasi informazione da cui si possa desumere lo stato di salute o una disabilità, anche indirettamente.
  • Dati su origine, convinzioni, vita sessuale, adesione a sindacati e dati giudiziari, salvo norma che ne imponga la pubblicazione e solo se indispensabili.
  • Indicatori di disagio economico o sociale dei beneficiari di contributi.
  • IBAN, targhe, dati catastali e numeri di pratica che consentano di risalire alla persona.
  • Recapiti personali dei dipendenti e codici fiscali nei curricula.
  • Identificativi indiretti che insieme individuano qualcuno: ruolo unico, data esatta, via, età.

Cosa può restare (con prudenza)

Non ogni nome va nascosto. La trasparenza richiede di sapere chi decide, firma o spende per conto dell’ente. Restano però la verifica di pertinenza e la proporzionalità, caso per caso, ed è utile annotare le scelte fatte.

  • Nome e qualifica di dirigenti, responsabili del procedimento e titolari di incarichi per i quali la legge prevede la pubblicazione.
  • Dati di persone giuridiche (denominazione, partita IVA), che non sono dati personali; attenzione alle ditte individuali.
  • Importi di contributi, incarichi e contratti nei casi in cui la pubblicazione è obbligatoria.
  • Curricula pubblicati per obbligo di legge, ma senza recapiti personali né codice fiscale.

Date, firme e codici

Elementi che sfuggono facilmente

  • Date di nascita e date molto precise legate a privati: eliminare o generalizzare.
  • Firme autografe scansionate: non aggiungono trasparenza e facilitano le falsificazioni; sostituire con «firmato».
  • Contrassegni o link di verifica che permettono di scaricare l’originale, spesso non oscurato.
  • QR code e riquadri di firma digitale il cui certificato mostra nome e codice fiscale del firmatario.
  • Numeri di protocollo e di pratica che, incrociati con altri elementi, identificano l’interessato.

Il file: metadati, livelli e nome

Controllo tecnico del file

  • L’oscuramento è reale: copiando il testo sotto la barra non esce nulla (uno strumento per oscurare un PDF online deve eliminare il contenuto, non coprirlo).
  • Metadati ripuliti: autore, ente, titolo, cronologia, commenti; vedi come rimuovere i metadati da un PDF.
  • Nessun livello, annotazione, campo modulo o allegato incorporato con dati.
  • Fogli di calcolo senza righe, colonne o schede nascoste; pubblicare in formato aperto o PDF quando possibile.
  • Nome file neutro: «Determina_45-2026.pdf», non «Determina_Rossi_Mario.pdf».
  • Documenti scansionati passati all’OCR prima della revisione, perché la ricerca trovi i dati.

Ultimo controllo e registrazione

Prima di pubblicare, una seconda persona rilegge il file finale e annota le scelte delicate (per esempio perché resta il nome di un funzionario). La nostra checklist di anonimizzazione GDPR include un modello di registro delle decisioni.

Anonimatum rileva nomi, codici fiscali, indirizzi, IBAN, QR code e timbri o firme digitali, consente una whitelist per i dirigenti che devono restare visibili, applica l’OCR alle scansioni e rimuove i metadati, sempre con anteprima e revisione umana prima dell’oscuramento irreversibile.

Domande frequenti

Bastano le iniziali per pubblicare un atto?

Spesso no. Le linee guida del Garante del 2014 avvertono che le iniziali non anonimizzano quando altri elementi del contesto permettono di identificare la persona.

Va oscurato il nome del dirigente che firma?

Di norma no: chi adotta l’atto nell’esercizio delle funzioni resta visibile. Vanno invece tolti i dati che esulano dal ruolo, come recapiti personali o codice fiscale.

Per quanto tempo restano online i dati?

Per gli obblighi del d.lgs. 33/2013 la regola generale è di cinque anni, con eccezioni. Per gli atti non soggetti a quegli obblighi, la durata deve essere proporzionata alla finalità.

La checklist vale anche per le sentenze?

Come base sì, anche se la diffusione dei provvedimenti giurisdizionali segue regole proprie, incluse quelle del Codice privacy. Soppressione, coerenza e verifica finale restano gli stessi.

Pubblicate atti ogni settimana?

Scoprite i piani e preparate determine, verbali e allegati per la pubblicazione con rilevamento, whitelist e revisione prima del caricamento.

Fonti e normativa

  1. D.lgs. 14 marzo 2013, n. 33 (Normattiva)
  2. Garante privacy: Linee guida in materia di trattamento di dati personali per finalità di pubblicità e trasparenza sul web (provv. n. 243 del 15 maggio 2014)
  3. Codice in materia di protezione dei dati personali (d.lgs. 196/2003), Normattiva
  4. Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR), EUR-Lex